Ddl Zan, Testo integrale Intervento in Commissione Giustizia del Senato

Testo integrale depositato dell’intervento del Segretario Nazionale UCOII, Yassine Baradai, durante l’audizione presso la Commissione Giustizia del Senato della Repubblica tenutosi giovedì 3 giugno 2021.  Per visionare il video clicca qui.

INTERVENTO

Cercherò di essere molto conciso, illustrando la posizione dell’UCOII, l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, delle sue comunità aderenti e di molti cittadini di fede islamica.

Come musulmani conosciamo bene il significato della discriminazione, (mi riferisco al fenomeno dell’islamofobia come definita dal Commissione Europea contro il razzismo e l’intolleranza), anche per questo non siamo e non saremo mai contrari a qualsiasi disegno di legge che rafforzi la tutela delle minoranze, che già sono tutelate dalla nostra Costituzione e dal nostro ordinamento giuridico. Anzi, siamo ben consapevoli che abbiamo il dovere di aumentare il nostro impegno per la tutela di tutti ed è per questo che la nostra Unione ha voluto prendere posizioni inequivocabili su temi importanti promuovendo anche una Fatwa contro i matrimoni forzati e l’infibulazione dopo i recenti fatti di cronaca.

I nostri principi dottrinali ci portano ad una posizione altrettanto chiara rispetto ai concetti di sesso, genere e orientamento sessuale. Siamo altrettanto fermi nella convinzione che la tutela della vita e della dignità umana siano punti cardine del nostro credo, nonché del nostro vivere civile in questo Stato di Diritto. 

In uno stato di diritto è nostra convinzione che le leggi debbano essere emanate a partire da principi di carattere generale per tutelare tutti i cittadini, evitando così di creare ghettizzazione e frammentazione sociale. 

In questi anni abbiamo visto come troppo più spesso si è usato lo strumento legislativo non per un’autentica volontà di tutela bensì con uno spirito partigiano atto a conseguire finalità politiche o propagandistiche. 

Le leggi invece, soprattutto quando afferiscono a temi etici,  devono essere  sintesi di un dibattito libero e costruttivo, che porti ad unire piuttosto che a dividere, a generare coesione sociale e a tutelare i diritti superando le contrapposizioni. 

Dopo questa breve e doverosa introduzione vogliamo affrontare l’importante tema per il quale siamo stati chiamati ad esprimere la nostra visione. 

Partendo proprio dai principi ribaditi nella premessa appena fatta vogliamo affermare con chiarezza che seppur una proposta di legge contro le discriminazioni non ci può trovare contrari, siamo scettici su alcuni importanti passaggi di questa legge. 

Una proposta di legge non può essere considerata come appannaggio di nessuno, maggioranza o minoranza che sia, ma è un tema che riguarda, per le sue implicazioni la società tutta. 

La proposta in questione affronta tematiche molto spinose, molto dibattute e sulle quali ad oggi non vi è consenso né scientifico, né filosofico, né tantomeno etico, con una leggerezza estremamente problematica che si riflette nella definizione frettolosa ed approssimativa di concetti che solo oggi si affacciano sul dibattito pubblico e da poco sono sottoposti all’attenzione della cittadinanza. 

I passaggi a nostro avviso più critici sono l’art. 4 che pone diversi dubbi e seri problemi sulla libertà di espressione lasciando intendere ad alcuni la possibilità di continuare ad esprimere la popria posizione culturale, dottrinale, personale sulla natura dell’omosessualità e ad altri, invece, l’impossibilità di  farlo senza incorrere in un possibile reato. Per questo chiediamo che questa legge sia chiara 

L’art. 8 prevede invece l’approvazione della strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere. 

Questa strategia a nostro avviso deve essere la sintesi di tutte le parti che compongono la società e che, come noi e molte altre organizzazioni, hanno a cuore la tutela di tutti. 

Pensiamo che questo documento, se elaborato in modo parziale, possa rischiare di essere percepito come una forzatura da una parte rilevante della società e sortire l’effetto opposto di quello che il legislatore si pone. 

La strategia pubblicata parla in maniera molto esplicita anche delle istituzioni religiose che secondo questo documento accusa con le testuali parole che vi riporto:

Gli incitamenti all’odio e alla discriminazione occupano ancora uno spazio rilevante nelle dichiarazioni provenienti da autorità pubbliche e rappresentanti delle istituzioni politiche ed ecclesiastiche, e sono veicolate costantemente dai media italiani.

Queste parole non possono essere condivise e costituiscono un ostacolo al dialogo libero e sincero delle parti sociali a partire dalla diversità, un paradosso per una legge che vuole essere a tutela proprio della diversità.  

Credere che la famiglia sia formata da una donna e un uomo non vuol dire discriminare qualcuno. La nostra fede, l’islam, prevede la libertà di scelta in materia di religione e ancor più la libertà di scelta in tutto ciò che riguarda la vita di ogni singolo. L’islam, come tutte le altre confessioni, non contemplano l’odio.

Altro importante tema è invece l’imposizione di teorie a livello formativo e scolastico ai dirigenti, ai docenti e agli alunni a partire dalla tenera età. Crediamo fortemente che l’imposizione sia lo strumento meno consigliato in relazione a questo tema.

Temiamo che una teoria poco condivisa e appartenente ad una minoranza della società possa provocare l’effetto contrario rispetto al voluto. L’imposizione nell’istruzione nella scuola è preoccupante, non solo nel contenuto non condiviso dalla maggioranza, ma anche nelle modalità. 

Tutte le questioni importanti, come questa, che rimettono in discussione un punto fermo delle nostre convinzioni millenarie e appartenenti alla sfera delle risposte esistenziali, hanno bisogno di un cammino più lungo e percorsi, non sempre semplici purtroppo, per essere maturate all’interno di una società. 

Altro aspetto è l’accreditamento presso il Ministero, sempre nello stesso documento, delle associazioni LGBT presso il Ministero dell’Istruzione, come enti di formazione. Riteniamo di grande importanza che la scuola pubblica continui a tutelare la libertà educativa dei bambini sulle tematiche etiche e le convinzioni religiose degli studenti non vengano sopraffatte da una visione di parte imposta per legge. 

Riteniamo molto problematica anche la definizione ambigua di identità di genere, concetto estremamente ambiguo e aperto che così come posto nella proposta di legge lascia aperta la strada a numerose ed imprevedibili conseguenze in tutti i campi, non ultimo così come già fatto notare dai movimenti a tutela dei diritti delle donne, rappresenta un problema per le conquiste delle donne italiane in molti ambiti. 

Infine, vogliamo ribadire ciò che è noto a tutti. Il nostro paese oltre alle leggi ha bisogno di una seria riforma della giustizia. A rigor di leggi siamo tutti, nessuno escluso, ben tutelati dalle discriminazioni, ma sappiamo che ciò che ci manca è la certezza delle pene, i tempi di azione e giudizio, la burocrazia e le spese ad essa connesse. Una riforma della giustizia cambierebbe la vita non solo alle minoranze ma al  paese intero.