Bologna, avvio dell’anno nel segno della pace e del dialogo interreligioso

Si è svolta oggi pomeriggio a Bologna la tradizionale Marcia per la Pace, giunta alla sua decima edizione e, come ogni anno, organizzata nel primo giorno dell’anno. L’iniziativa ha rappresentato un momento significativo di dialogo e collaborazione tra le religioni abramitiche, riaffermando l’impegno comune per la pace, i diritti umani e la democrazia.
Alla manifestazione ha preso parte, come una delle prime uscite pubbliche, il neo presidente dell’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia (UCOII), Yassine Baradai, che ha sfilato accanto al cardinale Matteo Zuppi, presidente della Conferenza Episcopale Italiana, al presidente della Comunità ebraica di Bologna, Daniele De Paz e ad Abu Bakr Moretta, Presidente della CO.RE.IS.
Nel corso dell’evento, i rappresentanti delle comunità firmatarie hanno condiviso la lettura dell’“Appello alle istituzioni italiane, ai cittadini e ai credenti in Italia” sottoscritto dagli stessi nel agosto 2025.
Sul palco erano inoltre presenti il sindaco di Bologna, Matteo Lepore, l’ex presidente UCOII Yassine Lafram, membro della Global Sumud Flotilla, e il rabbino israeliano contro l’occupazione Jeremy Milgrom (Rabbis for Ceasefire – Clergy for Peace).
“Dalla parte delle vittime. Disarmati e disarmanti” è stato lo slogan scelto per l’edizione 2026 della marcia, partita da piazza VIII Agosto con la lettura dell’appello interreligioso e civile per la pace.
«In un tempo così complesso – ha dichiarato il presidente Baradai – è fondamentale testimoniare insieme la nostra fede e il nostro impegno. Le religioni maggiormente radicate sul territorio hanno la responsabilità di offrire alla cittadinanza un segnale concreto di dialogo e di continuare a indicare nella pace e nel confronto l’unica strada possibile. Anche a livello internazionale vogliamo lanciare un messaggio chiaro e condiviso».
Sul piano istituzionale, Baradai ha aggiunto: «Ci aspettiamo, come tutti i cittadini, che il Governo operi nell’interesse dell’intera società italiana, nella sua pluralità, e che il dialogo torni a essere lo strumento principale di relazione tra le diverse appartenenze».
Il cardinale Matteo Zuppi ha infine ribadito con forza la necessità di un impegno costante per la pace: «Non possiamo abituarci alla guerra né ai bollettini quotidiani di morte. Il dialogo è l’unica via possibile per uscire dai conflitti. Senza il diritto c’è solo la morte». Il presidente della CEI ha richiamato l’articolo 11 della Costituzione, mettendo in guardia dai rischi dell’unilateralismo: «Il confronto è sempre preferibile. Questo può e deve essere l’anno della pace, anzi delle paci».